Vibe coding sul serio: come lavoro con Claude in VS Code
Yuri Perfetti3 min1 letturaTempo di lettura: 6 minuti — Livello: tutti
Definiamo i termini
"Vibe coding" è l'espressione, nata un po' per scherzo, che descrive il programmare descrivendo all'IA quello che vuoi invece di scrivere il codice a mano. La versione caricaturale: accetti tutto quello che l'IA propone senza leggerlo, e speri. La versione seria — quella di cui parlo qui — è un mestiere diverso: tu fai l'architetto e il collaudatore, l'IA fa il muratore.
Io ci ho costruito software in produzione: portali, bot, microservizi, automazioni che girano ogni giorno. Non sono uno sviluppatore di formazione, e proprio per questo credo di poter dire qualcosa di utile su come farlo senza farsi male.
Il mio setup
Semplicissimo: VS Code + Claude. Il progetto aperto, l'IA che vede i file, io che dialogo. Niente di esotico. La differenza non la fa lo strumento, la fa il metodo.
Le cinque regole che ho imparato (quasi tutte sbagliando)
-
Un passo alla volta. La tentazione è chiedere "costruiscimi tutta l'app". Il risultato è un blocco enorme di codice che non capisci e che al primo errore diventa una scatola nera. Io lavoro a incrementi piccoli: una funzione, la testo, la successiva. Se un passo fallisce, so esattamente dove guardare, perché è l'unico pezzo nuovo.
-
Leggi il codice, sempre. Non serve saper scrivere tutto quello che leggi — serve capirlo a grandi linee. Il mio test: se non so spiegare a voce cosa fa un blocco di codice, non lo metto in produzione. Chiedo all'IA di spiegarmelo finché non ci arrivo. Questa è la parte di "studio" del vibe coding, ed è quella che nel tempo ti trasforma davvero.
-
Git è la tua rete di sicurezza. Commit piccoli e frequenti, uno per ogni passo funzionante. Quando l'IA prende una strada sbagliata (succede), torni indietro di un commit invece di dipanare a mano il disastro. Ho imparato Git per necessità, facendo vibe coding — e oggi è lo strumento che mi ha salvato più serate di tutti.
-
Il contesto è tutto. L'IA lavora bene quando sa dove si trova. Nei miei progetti tengo un file di istruzioni nella root (una specie di "brief permanente": stack, convenzioni, cosa non toccare) che l'IA legge all'inizio di ogni sessione. Dieci minuti per scriverlo, ore risparmiate in spiegazioni ripetute e scelte incoerenti.
-
L'errore è informazione, non fallimento. Quando qualcosa si rompe, copio l'errore completo all'IA — non "non funziona", ma stack trace, log, comportamento atteso vs osservato. La qualità del debug che ottieni è proporzionale alla qualità dell'errore che fornisci. Vale con le IA come coi colleghi umani, peraltro.
Quello che il vibe coding non ti toglie
Ecco la parte che nessun entusiasta ti dice: l'IA scrive il codice, ma la responsabilità resta tutta tua. Tua la sicurezza (l'IA può suggerirti di esporre una chiave API senza battere ciglio), tuo il deploy, tuo il bug delle tre di notte, tua la faccia col cliente. Il vibe coding abbassa la barriera d'ingresso della scrittura, non quella della responsabilità.
Ed è per questo che ai bordi del codice — DNS, certificati, permessi, backup — non c'è vibe che tenga: quella roba va capita davvero, perché è lì che il software incontra il mondo.
A chi lo consiglio
A chi ha problemi veri da risolvere e voglia di capire. Il profilo perfetto è chi conosce bene un dominio (il suo lavoro, il suo settore) e ha sempre pensato "servirebbe uno strumento che...": oggi quello strumento può costruirselo. A chi invece cerca la scorciatoia per "fare app senza imparare niente", risparmio la delusione: imparerai comunque, solo in un ordine diverso — prima i risultati, poi la teoria.
Che poi, a pensarci, è l'ordine con cui gli esseri umani hanno sempre imparato meglio.
Questo articolo fa parte della serie "Sviluppare con l'IA" su perfetti.tech — dove racconto quello che costruisco davvero, errori compresi.
Hai un problema simile?
Mandami due righe: ti dico se ha senso trasformarlo in uno strumento vero e quanto tempo serve.
Scrivimi →Commenti
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!